Chatbot AI per ristoranti: cosa fa e quanto costa
Un assistente automatico non porta clienti nuovi. Fa una cosa sola, e la fa bene: risponde alle stesse otto domande che arrivano ogni giorno, mentre tu sei in sala.
Se il tuo problema sono i coperti vuoti di martedì, il bot non è la risposta. Se il tuo problema è il telefono che suona durante il servizio e i messaggi a cui rispondi a mezzanotte, allora sì.
Le otto domande
In un ristorante il novanta per cento dei messaggi in arrivo è questo, sempre nello stesso ordine: siete aperti stasera, avete posto per quattro, dove siete esattamente, si può parcheggiare, avete opzioni senza glutine, si può venire col cane, fate asporto, quanto costa più o meno.
Sono domande a risposta fissa. Non richiedono giudizio, non richiedono te. È esattamente il lavoro che conviene togliersi.
Le domande che restano tue sono le altre: la tavolata da venti per il compleanno, l'allergia complicata, il cliente che si lamenta. Quelle vanno passate a una persona, e vanno passate subito.
Cosa può fare e cosa conviene non fargli fare
Può rispondere alle otto domande in più lingue, raccogliere una richiesta di prenotazione completa di data, orario, numero di persone e note, mandarti il riepilogo, e reggere il turno del sabato sera senza mettersi in coda.
Meglio di no sulla conferma automatica dei tavoli, se non hai un gestionale delle sale collegato: il rischio è promettere un posto che non c'è, e recuperare quella figura costa più di quanto il bot ti abbia fatto risparmiare. La richiesta la raccoglie lui, la conferma la dai tu con un tocco.
Non deve insistere quando non sa. Un assistente che gira intorno alla domanda fa più danni di un modulo di contatto: il cliente capisce di stare parlando con un muro e chiude. Non sapere è ammesso, non passare la mano no.
Dove vive: il sito o WhatsApp
Sono due posti diversi con due economie diverse, e qui si fanno la maggior parte degli errori di spesa.
Sul sito l'assistente è una finestra che si apre in basso a destra. Risponde a chi sta già guardando il menu, e quando la conversazione diventa seria passa a WhatsApp con un link normale. Non costa commissioni per messaggio, perché tecnicamente non stai usando nessuna piattaforma a pagamento: stai aprendo una chat come farebbe chiunque.
Su WhatsApp, se vuoi che risponda in automatico dentro l'app, serve la WhatsApp Business Platform, cioè l'API. Qui i costi esistono davvero e sono su tre voci: la tariffa Meta per conversazione, circa 0,066 euro per quelle di utilità in Italia, l'abbonamento alla piattaforma che ti dà l'accesso, spesso fra 20 e 100 euro al mese, e il ricarico che molti fornitori aggiungono sopra le tariffe Meta.
Da tenere d'occhio: dal 1° ottobre 2026 Meta elimina la fascia gratuita per le conversazioni di assistenza. Un'attività con trecento conversazioni di assistenza al mese passa da zero a una ventina di euro mensili di sola tariffa Meta, prima dell'abbonamento.
Per la maggior parte dei locali la prima strada basta e avanza. L'API ha senso quando più persone devono rispondere dallo stesso numero, o quando i messaggi sono tanti da giustificare un abbonamento.
Il pezzo che fa la differenza
Non è il modello. È quello che il bot sa.
Un assistente collegato a un menu vecchio di due stagioni risponde con sicurezza cose sbagliate, e questo è peggio del silenzio. Prima di accendere qualsiasi cosa servono: menu aggiornato con gli allergeni piatto per piatto, orari veri compresi quelli speciali, regole di prenotazione scritte, e cosa fare quando il bot non sa.
È lo stesso elenco che serve per il menu digitale, e non è un caso: gli obblighi sugli allergeni valgono ovunque l'informazione arrivi al cliente, chat compresa.
Come lo abbiamo fatto sul nostro sito
L'assistente che trovi in basso a destra su questo sito è lo stesso tipo di strumento che installiamo. Risponde in italiano, inglese e russo, conosce servizi e prezzi, e quando la conversazione diventa una richiesta concreta apre WhatsApp con il messaggio già scritto. Se manca la connessione al modello, non restituisce un errore: mostra il contatto WhatsApp e basta.
È la parte più utile del progetto, e vale la pena dirlo: preferisce ammettere di non sapere piuttosto che inventare. In un ristorante inventare significa dire a un celiaco che un piatto va bene.
Come lavoriamo sugli assistenti è descritto nella pagina bot e assistenti AI; i piani con dentro sito e menu QR stanno sulla pagina dei prezzi.
Domande frequenti
Un chatbot può prendere le prenotazioni da solo? Può raccogliere la richiesta completa: data, orario, numero di persone, note. Confermare il tavolo è un'altra cosa e conviene resti una decisione umana, a meno che tu non abbia un gestionale delle sale collegato.
Quanto costa WhatsApp Business API? Si somma su tre voci: la tariffa Meta per conversazione, che in Italia si aggira sui 0,066 euro per le conversazioni di utilità, l'abbonamento alla piattaforma, spesso fra 20 e 100 euro al mese, e l'eventuale ricarico del fornitore.
Serve l'API a pagamento per rispondere ai clienti su WhatsApp? No, se ti basta che il cliente ti scriva e tu risponda a mano dall'app: un link wa.me non costa nulla. L'API serve quando vuoi risposte automatiche, più operatori sullo stesso numero o invii programmati.
Il chatbot risponde anche in inglese e in russo? Sì, ed è il caso in cui rende di più: in zona turistica la stessa domanda arriva in tre lingue e le risposte sono sempre le stesse. Sul nostro sito l'assistente lavora in italiano, inglese e russo.
Cosa succede se il bot non sa rispondere? Deve passare la mano subito, con il numero WhatsApp o il telefono. Un assistente che gira intorno alla domanda fa più danni di un modulo di contatto: il cliente capisce di stare parlando con un muro e se ne va.
