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Sito o solo Instagram per un ristorante? La differenza

Instagram porta le persone, il sito le riceve. Sono due lavori diversi e quasi nessuno dei due sa fare l'altro.

Il profilo intercetta chi non ti stava cercando: scorre, vede un piatto, si segna il nome. Il sito serve dieci minuti dopo, quando quella stessa persona vuole sapere se sei aperto la domenica e quanto costa la carbonara. Se in quel momento trova solo una griglia di foto, il pensiero si ferma lì.

Cosa fa Instagram meglio del sito

Non è una gara truccata: su alcune cose il profilo vince e basta.

Fa scoprire il locale a chi non lo cercava. Costruisce faccia e tono di voce meglio di qualunque pagina «chi siamo». Costa zero in denaro. E permette di rispondere in tempo reale a chi scrive in privato, che per un ristorante vale più di qualunque modulo di contatto.

Se hai due ore a settimana e nient'altro, tenere vivo il profilo è una scelta sensata.

Cosa non fa, e non farà

Non ti fa trovare su Google. Chi cerca «pizzeria vicino a me» alle otto di sera finisce su Maps e sulla ricerca, non fra i post. Il tuo profilo compare quando qualcuno cerca già il tuo nome, cioè quando ti conosce di suo.

Non tiene un menu leggibile. Il menu pubblicato in una storia scade in ventiquattro ore, quello in un post finisce sotto altri quaranta contenuti, quello nelle immagini in evidenza è una foto che si zooma con le dita. Nessuno di questi è consultabile mentre una famiglia decide dove andare.

Non ti dà i contatti di chi ti segue. I follower sono un pubblico in affitto. Non hai le loro email, non decidi tu quanti ne raggiungi, e se un giorno l'account viene bloccato per errore, e succede, perdi tutto in una notte senza nessuno a cui scrivere.

Non regge gli obblighi. Gli allergeni vanno indicati in modo riferibile al singolo piatto e accessibili prima dell'ordine: una storia scaduta non è un canale valido. Ne abbiamo scritto qui, con le sanzioni.

Il punto in cui si perde la gente

La catena reale è questa: qualcuno ti scopre su Instagram, apre il link in bio, cerca il menu, decide, prenota. Quattro passaggi, e a ogni passaggio si perde una quota di persone.

Il punto in cui se ne perdono di più è il link in bio. Se quel link porta a un aggregatore pieno di bottoni, o a un PDF che si apre storto sul telefono, o a niente, l'unica strada che resta è cercare il numero e chiamare. Molti non chiamano.

Metti lì una pagina tua, con menu, orari, indirizzo che apre la mappa e un pulsante WhatsApp. Non serve un sito grande. Serve che nessuno debba cercare due volte.

E allora l'ordine giusto qual è

Prima la scheda Google. È gratis, ci vuole un pomeriggio e intercetta chi ti sta cercando adesso, in zona, con l'intenzione di uscire di casa stasera. Come compilarla per bene l'abbiamo scritto a parte.

Poi il sito. Riceve il traffico che arriva dalla scheda e dal profilo, tiene il menu aggiornabile, gestisce la prenotazione con le tue regole. È l'unico dei tre che è davvero tuo.

Instagram in parallelo, sempre. Perché è l'unico che fa scoprire il locale a chi non lo cercava.

Chi salta il secondo passaggio si ritrova con due canali che portano gente in un vicolo cieco.

Quanto costa tenerli tutti e tre

Instagram costa tempo, ed è il costo che le persone sottovalutano: due o tre ore a settimana, ogni settimana, per sempre. La scheda Google costa un pomeriggio all'inizio e dieci minuti al mese.

Il sito costa un canone. Da noi parte da 99 euro ogni tre mesi con dominio, hosting e menu QR compresi, e le modifiche si chiedono su WhatsApp: i numeri completi sono sulla pagina dei prezzi, e la scomposizione di cosa incide sul costo di un sito sta in questo articolo.

La differenza vera però non è in euro. Il profilo va alimentato di continuo o muore. Il sito, una volta fatto bene, lavora anche nelle settimane in cui non hai tempo di occupartene. Per chi ha un locale da mandare avanti, questa è la voce che pesa di più.

Come colleghiamo sito, menu e WhatsApp in un percorso unico è descritto nella pagina sui siti per ristoranti.

Domande frequenti

Posso partire solo con Instagram? Puoi, e all'inizio molti lo fanno. Il limite arriva presto: chi cerca su Google non ti trova, chi vuole il menu deve scorrere i post e i contatti dei tuoi follower restano di Instagram, non tuoi.

Che cosa metto nel link in bio? Una pagina tua, non un aggregatore di link. Deve avere menu, orari, indirizzo con mappa e un pulsante WhatsApp. Ogni passaggio in più fa perdere una parte delle persone.

Instagram non basta perché ho già molti follower? I follower non sono contatti. Non hai le loro email, non decidi tu quanti ne raggiungi e se domani l'account viene bloccato per errore perdi tutto in una notte. Un sito e una lista contatti restano tuoi.

Quanto costa tenere entrambi? Instagram costa tempo, il sito costa un canone. Da noi il sito con dominio, hosting e menu QR parte da 99 euro ogni tre mesi. La differenza vera è il tempo: il profilo va alimentato ogni settimana, il sito no.

Da quale dei due comincio? Prima la scheda Google, che è gratis e intercetta chi ti cerca adesso. Poi il sito, che riceve tutto il traffico e regge menu e prenotazioni. Instagram in parallelo, perché è quello che fa scoprire il locale a chi non ti stava cercando.